Beyond the time

edited by Azzurra Immediato

Sono le 6.34 non esiste il sonno in questa notte. È quasi giorno. Il ticchettio dell'orologio sembra scandire un tempo non più mio. Forse è persino il caso di lasciare il letto, illusione di un nulla in una stupida primavera che avanza.

Ricordo l'attimo in cui ho scattato questa foto: ero sul Lago d'Iseo, nel settembre 2015, con i miei genitori. Una vacanza meravigliosa. Eppure alcuni pensieri affollavano la mia mente, insieme con la certezza di un errore. Il cielo minaccioso, le montagne che gettavano la propria ombra sull'acqua e la barca, sospesa nel silenzio, parevano comprendere l'invisibile e l'inesprimibile.


Questa notte è uguale a quel momento ma molto più carico di tensioni, di ansie, di profondità celate. La barca, solitaria, è ancora lì. Le nubi minacciano. La lontananza si espande.


6:34 come 634.

La necessità di allontanarsi dal roboante ed incerto caos fatuo di cui ci stiamo circondando, nel timore dell'inafferrabile.

Non siete stanchi? Non vi sentite così spossati da aver perduto il sonno?

Sopportate ancora le infinite scuse, i toni rabbiosi, le solite vecchie ed incivili abitudini?

Io non le sopporto più.

Io non vi sopporto più.


E se tentassimo di non essere inopportuni, scorretti, irrispettosi, maleducati, saccenti?

E se cercassimo di fare meglio?

E se imparassimo ad essere migliori?


E se tutto questo lo facessimo senza urlare?

Lo sentite quanto siamo futilmente rumorosi?


Vi accorgete di quanto siamo peggiori di quanto credessimo?


La paura del futuro non dovremmo, forse, aggredirla urlando, resteremmo senza fiato quando avremo bisogno di respirare.
Non siamo pronti per le stelle nate dal caos.


Per oggi resterò come questa barca, come vedete, intorno, non c'è nessuno.


Shhhhhhhhhhhhhh

  • Bologna, 19 aprile 2020


Le notti scorrono insonni, in un tempo che, invece, corre senza la possibilità di entrane a far parte, in balia delle sue costanti o delle sue irregolarità percepibili.

Spesso, di notte, mi pongo alcuni quesiti:

Cosa saremmo, chi saremmo, dove saremmo se lo scorso inverno non ci fossimo trovati nell'infernale tourbillon del corona virus?

Penso ai programmi che avevo, all'agenda professionale saltata, alle persone che avrei dovuto o voluto vedere, con cui viaggiare, lavorare o semplicemente incontrare.

Penso che la distanza delineatasi sia tanto reale quanto surreale, al netto di altre lontananze resesi pura invadenza.

Abbiamo forse smesso di essere noi stessi solo per indagare morbosamente le vite degli altri?

Abbiamo smesso di ragionare con la nostra coscienza solo per entrare nel gruppo di chi ha sempre ragione?

La notte, pensieri del genere, li trattiene o li allontana nel buio e nel silenzio, mentre le ore scorrono via, 'rosso su nero', leggibili sul soffitto. La giornata riappare per flashback, ricompaiano le inutili e fastidiose incursioni, le lezioni non richieste, le supponenze, le superbie che, in numero maggiore, lette o ascoltate, ancora un mese dopo, continuano a generare un caos privo di qualsivoglia stella, e poche o troppo lontane sono le serene quiescenze, la pacate bellezze poetiche, perché ancora tutti hanno da insegnare e nessuno pare aver necessità di imparare.

Tutto questo io non lo sopporto più.

Io non vi sopporto più.

No, non è un grido d'allarme, men che meno un grido d'aiuto; dannazione, io non urlo e non voglio confondermi nel vostro baccano. Anni fa, mi fu chiesto di descrivermi in sole tre parole, io affermavo: "Escludetemi dal mucchio".

Fossi superba chiederei aiuto per voi, ma no, non mi interessa.

Continuo a chiedermi chi saremmo oggi?

Cosa saremmo oggi?

Mentre l'inverno lascia posto ad una dannata primavera in cui, nell'allergia ai pollini, compio gli anni in una società alla quale non vorrei appartenere, ad una generazione con cui non ho nulla di invidiabile da condividere.

'La lontananza nostalgica utopica futura' è quella delle 4.44, delle 4.45, delle 4.46 e così via, è quella di un'opera optical, è quella di una fotografia in bianco e nero o del suono del mare, lontano da me chilometri, gli stessi di una distanza che mi aiuta a star lontano da tutto quello che non conta.

  • Bologna, 16 maggio 2020


Ed è per questo che scelgo di guardare oltre, 'Beyond the borders'.