Lello Lopez e il progetto 'O my…!'

26.06.2022

edited by Ottica Contemporanea

Lello Lopez, Bologna, ArtCity 2022, O my...! Progetto time e site specific, Chiesa di S.Maria e S.Valentino della Grada, prodotto da Shazar Gallery, promosso da Parrocchia SaMaC, a cura di Azzurra Immediato


Explorations - Beyond the Borders questa volta presta il suo spazio alla redazione di Ottica Contemporanea per una interivista all'artista Lello Lopez, quale riflessione ex post il progetto bolognese O my...! che lo ha visto protagonista del programma culturale ed artistico metropolitano, ArtCity 2022 di Artefiera e Comune di Bologna. Il progetto, tripartito secondo una commistione di linguaggi e media, curato da Azzurra Immediato, è stato prodotto da Shazar Gallery di Napoli e promosso dalla Parrocchia SaMaC, che con la visione aperta e illuminata di Don Davide Baraldi, non nuovo alle collaborazioni con l'arte contemporanea, ha offerto il prezioso spazio della Chiesa di Santa Maria e San Valentino della Grada, chiusa dal 2020 e tornata ad ospitare uno stupefatto pubblico per questa occasione, nel maggio scorso.

Ottica Contemporanea ha posto alcune domande a Lello Lopez... buona lettura. 

O my...! Lello Lopez, Bologna, Chiesa di S.Maria e S.Valentino della Grada, detail. 

ph.© Anna Rosati


Ottica Contemporanea: "O my...!" Un progetto dalle molte sfaccettature che ha racchiuso diversi elementi di riflessione artistica ma anche antropologica e filosofica. Come è nata la mostra bolognese e come si è sviluppato il processo artistico legato ad "O my...!" ?

Lello Lopez: Da qualche tempo particolari realtà e atmosfere mi svelano possibili ipotesi e nuove riflessioni su luoghi e cose: come se esse stesse si industriassero a suggerire alla memoria una nuova e rinnovata definizione della mia esistenza. In quei posti ricevo sempre la chiara sensazione di essere parte di un tempo e di una storia destinata a rinnovarsi ogni volta che le argomentazioni e le logiche deduzioni si sommano a nuove immagini e sintesi linguistiche. Un luogo del vissuto della storia non può non essere che una Chiesa.

O.C. Da un museo come il MADRE ad una chiesa riaperta per ospitare la sua installazione espositiva: cos'è che l'arte riesce a fare che altre realtà non comprendono?

L.L. Questo progetto è stato progettato per la Chiesa Bolognese già due anni fa e solo l'emergenza Covid non ne ha permesso la realizzazione. Anche il Madre è stata una esperienza entusiasmante ma il progetto era chiaramente differente nonostante avesse una altrettanto forte valenza socio-politica.

O.C. Torniamo al progetto. Le due grandi tele, i collages e l'opera sonora hanno dialogato sia tra di essi che con lo spazio, prospettando un livello corale di discussione silenziosa e soggettiva tra le opere e collettiva con lo spazio ecclesiale e il pubblico. Come aveva immaginato sarebbe stata questa commistione?

L.L. "O my..!" è certamente una installazione pensata per la Chiesadi Santa Maria e San Valentino della Grada di Bologna, quindi le "sorprese" installative sono state relativamente tali. Tutto ha funzionato molto bene, al di sopra di ogni più rosea aspettativa. Infatti sono molto contento anche per la partecipazione delle persone scaturita dalla piena comprensione e suggestione dell'opera.

O.C. "O my...!" ha proposto all'opera installativa e ai tre progetti artistici che ne hanno fatto parte una strada inattesa e sorprendente da intraprendere per ripensare anche al ruolo che ognuno di noi riveste nella società. "O my...!" è funta anche da proiezione per una specie di 'esame di coscienza' a cui tutti siamo chiamati, svegliati da una cieca indifferenza verso l'altro da noi?

L.L. Concordo su questa lettura. L'opera nel suo complesso è una riflessione interiore, e non potrebbe essere diversamente, sulla fede.

O.C. "O my...!" e le opere che hanno dato vita al progetto arrivano, come Lei, dal Sud Italia, dalla splendida Campania. Come è stato accolto il processo filosofico e la realizzazione formale nel nord bolognese?

L.L. Possiamo leggere "O my...!" come un abbraccio di popoli intorno ad un principio di fede. Per questo credo che parli un linguaggio comprensibile ad ogni latitudine. Sulle basi culturali su cui si innesta il concetto espresso dall'opera credo non vi siano delle differenze in base a geografie.

O.C. Due opere su grandi tele dipinte, collages fotografici, opera sonora. In che modo differenti linguaggi concorrono e riescono a trovare armonia per un racconto unitario senza che un elemento sovrasti l'altro? E in che maniera, nella Chiesa di S.Maria e S.Valentino della Grada questo è accaduto?

L.L. Le possibilità interpretative sono proprie del concetto installativo che permette a chi guarda di aprirsi a nuove interpretazioni di senso.


O my...! Lello Lopez, Bologna, Chiesa di S.Maria e S.Valentino della Grada, details.

ph.© Anna Rosati


O.C. Il progetto "O my...!" pur essendo innervato su opere già esistenti e con un percorso definito, ha generato un nuovo capitolo di una storia narrata molto complessa, soprattutto alla luce degli ultimi fatti che stanno scuotendo l'Europa e il Mediterraneo. Come riescono l'arte, la visione di un artista, le opere e i suoi protagonisti a vedere, analizzare e conoscere la Storia e abbatterne i confini che la società moderna e contemporanea ha generato?

L.L. Vorrei rispondere a questa domanda con una definizione dell'arte che da un po' trovo convincente (e che magari sarà smentita dal prossimo progetto!): l'arte è una riflessione extrametodica del reale. Non c'è, voglio dire, una verità assoluta nella prospettiva artistica, ma piuttosto un orientamento di senso che lascia una varietà di possibilità interpretative. L'esperienza dell'arte è totalizzante quando è veramente tale. È qualcosa che ti cambia accrescendo la tua consapevolezza. Bisogna però disporsi a questo accettando il nuovo e ignoto orizzonte che si presenta alla propria vista.

O.C. Nel progetto "O my...!" valore simbolico e valore estetico si mescolano quasi fino a rendersi indissolubili ed imprescindibili. È questo un processo offerto da una ideazione site specific? E come ha risposto il luogo prescelto a contatto con le opere?

L.L. La Chiesa di Bologna è stata da subito la risposta alle mie esigenze progettuali. È grazie alla sua concentrazione simbolica che ho potuto coniugare i vari aspetti narrativi e simbolici dell'opera.

O.C. "O my...!" non può definirsi semplicemente una mostra, perché ha rivelato tutte le dinamiche interne ad un progetto time e site specific, nato all'interno di un luogo con una propria secolare identità e non adibito ad essere spazio per l'arte - seppur con qualche eccezione pregressa - e vissuto, nella settimana dell'arte bolognese, in un contesto urbano e umano consolidato da una parte e di passaggio dall'altra. Quale è stata la reazione della comunità, degli addetti ai lavori, di chi ha interagito con l'installazione?

L.L. L'intervento artistico quando non usa lo spazio espositivo come mero contenitore ma tenta di modificarlo aggiungendo nuove e sempre diverse esperienze conoscitive risponde in maniera interattiva alle domande dei visitatori. È però più un 'gioco' di domande che di risposte perché queste ultime sono sempre diverse e mutevoli in un 'gioco' appunto di conoscenza.



Lello Lopez, fasi di allestimento di O my...! in S. Maria e S.Valentino della Grada, Bologna, maggio 2022, courtesy Shazar Gallery


O.C. Conclusosi con una serata di concerto e letture liriche, cosa resta oggi, del messaggio di "O my...!" e della sua attuazione bolognese?

L.L. Resta l'esperienza di una riflessione suggerita da elementi che fanno della comunicazione una possibilità di conoscenza.

O.C. Un'ultima domanda: la Sua ricerca continua ad interrogarsi sulle grandi questioni che vedono al centro dell'indagine il Mediterraneo?

L.L. La mia ricerca si fonda su progetti che riguardano alle volte anche valutazioni di carattere geopolitico come "Companion" presentato al MADRE o ancora di carattere psicoanalitico come "Deposito Materiale di Senso" presentato alla Shazar Gallery o di carattere sociopolitico come "The Factory" presentato alla Galleria Artiaco qualche anno fa.



In attesa dei prossimi progetti di Lello Lopez, di "O my...!" restano diverse consapevolezze che l'operazione artistica, nella sua coralità ha saputo offrire, probabilmente definendo la necessaria rottura di limiti e barriere sociali e culturali che, mai come in questi ultimi anni, stanno obnubilando la nostra vista interiore. 


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